Avete presente quei luoghi nel quale ti senti un po’ come a casa? Le persone, l’ambiente, le passioni comuni che fan sì che quando torni in quel contesto, tu ti senta bene. Questa è stata la prima sensazione varcato il cancello delle scuderie di palazzo Gonzaga di Volta Mantovana, questa è stata la prima sensazione della quinta edizione della Morenica, ma andiamo con ordine.

Lo scorso anno con Tulia in sella a due moto elettriche di Zero, percorrevamo i terreni mantovani in una splendida giornata soleggiata, calda, il profumo dell’acacia in fiore; era tutto idilliaco e perfetto.

Quest’anno no.

Questa quinta edizione della Morenica ha messo alla prova tutto e tutti. E volete saperlo? L’ho adorata!

Quest’ anno ho affrontato la manifestazione con la vecchia enduro di casa, una Kawasaki KLR250 dell’86, un mulo di moto in pieno stile Morenica, con accensione esclusivamente a pedivella, ma, ahimè, con gomme non idonee ad affrontare le avverse condizioni meteo previste.

Tra giovedì e venerdì ho avuto attimi di disperazione nel cercare pneumatici tassellati; mi è parso subito chiaro come delle gomme tassellate per un cerchio da 17” siano complicate da trovare essendo una misura non usuale per una moto da cross/enduro. Dopo aver chiamato tutti i gommisti del novarese e fatto impazzire il mio meccanico di fiducia, mi arriva l’illuminazione da un mio amico che mi consiglia di provare in un negozio nel varesotto, specializzato in componentistica di moto da cross; una telefonata e venerdì sera trovo le tanto sospirate gomme! Ora non rimane che montarle. Sabato mattina mi sveglio all’alba e mi presento da quel sant’uomo che è Engy, il mio meccanico, che mi monta al volo e senza intoppi le nuove scarpe tassellate alla mia KLR. Ora niente e nessuno mi può fermare!

Preparo al volo vestiario e attrezzatura per dormire, carico il pick-up e mi dirigo a Franciacorta da Laura; nel casino della gara Nascar che si teneva proprio in quei giorni, Laura ed io carichiamo il Sallyvan con la mia enduro e una MT07, dato che per la domenica, in collaborazione con il Motoclub Mincio, è previsto un motogiro stradale; partiamo quindi verso Volta Mantovana.

Il tempo, come da previsione, non è dei migliori e giunte a palazzo Gonzaga, in pochi minuti si alza un vento fortissimo che fa volare gazebi, sbattere le tende e piegare piante in maniera preoccupante; “se questi sono i presupposti per il giorno dopo, andiamo bene!” penso.

Passati questi attimi convulsi dove tutti cercavano di evitare disastri, incontriamo Andrea Grazi, organizzatore della Morenica, che ci accoglie a braccia aperte e ci invita a partecipare all’apericena organizzato all’interno del salone delle scuderie.

Ecco, proprio in questo momento mi sono sentita come a casa.

Confesso che qualche jolly l’ho giocato, ma senza mai cadere e sotto il casco gioivo per le mie gomme nuove che si sono rivelate cruciali!

Un caloroso benvenuto, una birra in compagnia di amici ritrovati e nuovi, un magnifico staff che non ci ha fatto mancare nulla e ci ha coccolate…cosa si può volere di più? Finita la cena ci siamo scatenate in pista con la musica anni ’80 per poi finire esauste nel nostro B&B mobile: il Sallyvan appunto!

Il super veicolo di Donneinsella, oltre a trasportare moto e materiale, si è rivelato un ottimo alleato per trascorrere la notte all’asciutto, dato che la pioggia non cessava a smettere. Causa un piccolo imprevisto con i materassini, abbiamo quindi dormito direttamente sul pianale rigido. Lascio quindi immaginare al mattino quali dolori potevamo avere e quanto avessi riposato. Prossima volta pompa manuale!

Alle 7.00 di domenica mattina suona la sveglia: Laura, ancora avvolta nel sacco a pelo, mi chiede se ho veramente intenzione di partire vista la pioggia battente… Certo che si parte! E credo che in quel momento mi abbia presa un po’ per matta… Mi vesto e nel mentre anche Laura si sistema, scendiamo dal Sallyvan e andiamo a fare colazione. Purtroppo il giro stradale è stato chiaramente annullato a causa del meteo, quindi Laura farà da supporto col furgone durante la giornata. Incontro le mie due compagne di squadra, Francesca e Mirna e subito si crea un bel feeling.

Intorno alle 8.30, dopo un imprevisto elettrico alla moto di Mirna, finalmente partiamo! Imboccati i primi tratti sterrati, mi rendo subito conto che non sarà impresa facile affrontare tutti i 125km previsti; considerando che non avevo mai guidato una moto in tali condizioni su sterrato, il fango, la pioggia e il freddo mi hanno un attimo intimorita. Dopo circa 20km Francesca si vede costretta ad abbandonarci a causa di un guasto alla sua moto in seguito ad una caduta. Ci ritroviamo quindi io e Mirna ad affrontare il resto del percorso e qua è scattata la molla: la preoccupazione delle condizioni del tracciato è sparita, lasciando lo spazio a determinazione a concludere tutto il giro, limitando al massimo i rischi, ma senza precludere il divertimento. E così abbiamo fatto.

Aprivo la strada e nei tratti di terreno più drenante davamo un po’ di più il gas, mentre nei tratti fangosi andavamo con molta prudenza. Confesso che qualche jolly l’ho giocato, ma senza mai cadere e sotto il casco gioivo per le mie gomme nuove che si sono rivelate cruciali! In men che non si dica ci troviamo ad affrontare la famigerata salita della Castagna, arrivando alla sommità senza particolari problemi, idem al primo guado, superato anche quello a tutto gas! L’anno scorso a chi superava il guado veniva data una banana, quest’anno dov’erano finite? 😀 Però, in compenso, al secondo guado c’erano dei fantastici ed ottimi arrosticini di incoraggiamento.

Sfido a trovare un altro evento dove lo staff ti fornisce arrosticini appena tolti dalla griglia prima di affrontare un ostacolo!

Eravamo davvero carichissime io e Mirna, nonostante fossimo solo a metà percorso, bagnate fradice, con l’acqua dentro gli scarponi che faceva ciak ciak ad ogni passo.

Quasi in prossimità del punto ristoro, incontriamo la prima grande difficoltà: 200-300m di strada interamente ricoperta di fango, con tantissima gente a terra e sfinita nel tentativo di tirare su la moto e farla ripartire, membri dello staff che aiutavamo e faticavano a stare in piedi loro stessi in quella distesa fangosa. In tutto questo la pioggia continuava a scendere senza tregua. Sembrava una scena apocalittica e il mio primo pensiero è stato “bene, vedi di non cadere e andrà tutto bene, che se cadi fai pure una figuraccia!”. Così, sfruttando una careggia che si era formata, con molta prudenza ho percorso questo tratto insidioso. Mirna, col suo KTM Freeride e le gomme mousse, aveva una stabilità pazzesca sul fango e confesso che nel vedere che noi due riuscivamo a superare queste difficoltà con tanta determinazione rispetto i nostri compagni di avventura uomini, un po’ mi ha gasata e me la sono tirata!

Al punto ristoro ci ricongiungiamo con Laura, che era lì ad attenderci e motivarci ancora di più! Eravamo davvero carichissime io e Mirna, nonostante fossimo solo a metà percorso, bagnate fradice, con l’acqua dentro gli scarponi che faceva ciak ciak ad ogni passo. Col senno di poi anche Laura avrebbe voluto tanto essere con noi a mangiare fango… Nonostante la fatica stavamo vivendo un’esperienza grandiosa!

Siamo ripartite in tempo breve dalla cantina dove eravamo ospiti, perché avevamo ancora parecchia strada da fare e tanta acqua da prendere; i successivi km li percorriamo con la stessa determinazione e a buon passo fino ad arrivare all’ultimo guado. Qua lo staff propone un’alternativa: dritti per la via più semplice, a destra per la versione hard, il guado appunto. Io e Mirna ci guardiamo e la decisione è pressoché unanime: guado!

Lo staff ci offre cioccolata prima di affrontare quest’ultimo ostacolo, mangiamo e si parte. È profondo e lungo, sembra non finire mai, ma lo superiamo e ci battiamo un 5! Sconosciute fino a poche ore prima, Mirna ed io ci siamo ritrovate ottime compagne di squadra, come se avessimo già percorso migliaia di chilometri insieme! In realtà avevamo mangiato solo tanta terra, bevuto tanta pioggia e gioito ogni volta che la sua moto ripartiva dopo uno spegnimento (il problema elettrico ogni tanto si ripresentava…).

Giunte finalmente a Volta Mantovana, andiamo a mettere l’ultimo timbro e concludiamo la nostra avventura, sporche, bagnate fino alle mutande ma con una soddisfazione inspiegabile considerando che di 300 iscritti, circa 2/3 sono partiti e ancora meno gli arrivati con tutti e 4 i timbri. Laura strafelice per la nostra impresa, tanti che ci han fatto i complimenti, del resto siamo state le uniche due donne a concluderla e, aggiungo, senza cadute o rotture, quindi ci era permesso pavoneggiare un attimo! 😛

La prima Morenica lo scorso anno mi ha permesso di tastare il terreno e conoscere la pazza “famiglia” che pratica enduro, questa edizione invece mi ha fatta divertire come non mai, mi ha messa alla prova e mi ha regalato un’esperienza unica (oltre ad una serie di dolori muscolari per lo sforzo protratti fino al giorno dopo!), mi ha permesso di conoscere amici nuovi ma soprattutto la mia compagna di squadra ed ogni ringraziamento non sarà mai abbastanza per descrivere il lavoro immenso di Andrea, la bontà e l’infinita disponibilità di tutto il suo staff e del motoclub Mincio.

Intanto io mi sono già prenotata per la Morenica 2020 e, senza dirlo troppo forte, spero che sia bagnata come questa!

Sofia Avondo

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Le uniche donne a concludere la gara: bagnate fradice ma con una soddisfazione inspiegabile!